Algoritmo di Instagram: cosa è cambiato in questi mesi

Sono mesi che si parla dei cambiamenti dell’algoritmo di Instagram, che ha scatenato vari momenti di panico e tam-tam allarmati su forum e gruppi da parte di chi già si prefigurava il numero di follower e like che colava a picco…

In realtà, l’intento della piattaforma social è quella di favorire l’interazione più vera tra gli iscritti e quindi i contenuti di valore che la generano, penalizzando invece quei comportamenti che legge come “sospetti” e riconducibili a metodi più o meno trasparenti per accrescere i follower in una spasmodica ossessione per i numeri.

Instagram

Quindi la prima logica conseguenza è stata che IG abbia dichiarato guerra all’acquisto vero e proprio di seguaci e like, all’uso di bot e mezzi di vario tipo (come i vari hashtag tipo “follow4follow” o “likeforlike” che dovrebbero appunto portare a una crescita di visibilità e seguito, o quelle iniziative definite “follow train” in cui un gruppo di Instagrammer si mette d’accordo per chiedere a chi passa per il loro profilo di seguire singolarmente tutto il gruppo per essere a sua volta ricambiato, o quelle definite “follow loop” a cui il medesimo meccanismo è legato non alla promessa di ricambiare il follow ma alla possibilità di vincere un getaway, o ancora come  i gruppi creati per generare engagement immediato verso un nuovo post nei primi minuti dalla pubblicazione al chiaro scopo di forzare l’algoritmo), tanto che sta chiudendo le pagine che sponsorizzano/pubblicizzano i bot o, peggio ancora, l’acquisto tout-court di followers. 

Che dire, fin qui tutto molto equo e trasparente. Certo, a chi usa i mezzi di cui sopra come scorciatoie per crescere non farà piacere, ma mette maggiormente tutti gli iscritti sullo stesso piano.

Occhio, però, a ciò che consegue a questa svolta data con il nuovo algoritmo, lanciato a gennaio e poi pian piano affinato nei mesi successivi. Ho studiato un po’ l’argomento e vi riporto cosa ho scoperto e verificato negli ultimi due mesi, nella speranza di esservi utile e darvi qualche dritta.

Prima nota dolente: per verificare se il contenuto di un post è interessante, IG per la prima ora lo mostrerà in modo organico solo a un 10% della nostra audience e sarà in base alla risposta di questo 10% che lo estenderà o meno al restante 90% (va da sé quanto diventa importante da un lato che i nostri contenuti siano di prima qualità e dall’altro che chi ci segue siano davvero interessato a ciò che abbiamo da dire… rendendo addirittura penalizzante la presenza di follower comprati o acquisiti senza un reale interesse).

Seconda nota dolente: esistono comportamenti che possono portare al cosiddetto shadowban, ossia una “penalizzazione ombra” che non cancella il profilo, lo lascia visibile al proprietario e ai suoi follower, ma lo oscura in tutto o in parte all’utenza IG che non ti segue non facendo comparire il post neanche nella ricerca per hashtag, con le ovvie ed evidenti conseguenze.

Ma quali sono questi comportamenti penalizzanti? In pratica tutti quelli che la piattaforma legge come spam o come potenziali azioni non umane (ossia torniamo di nuovo al succitato ostracismo all’uso dei bot): numerose azioni ripetute in breve tempo (follow, unfollow, like, invio di messaggi privati a raffica… Instagram per ciascuno di questi ha fissato dei limiti orari/giornalieri, lo sapevi? Ok, prometto che ne riparleremo a breve in un prossimo post!).

In più saranno percepiti come comportamenti “da bot” tutti quei commenti composti da una sola parola o qualche faccina (avete presente quei classici “Awesome 💯💯💯” che in effetti vi vengono lasciati da un robot nelle veci del proprietario del profilo?) sono piuttosto facili da riconoscere… ecco, non replicateli perché l’algoritmo vi guarderà malissimo!!! Tenete anche presente che questi commenti non saranno più conteggiati come engagement. Si consiglia quindi di scrivere dalle 4 parole in su, dicendo davvero qualcosa di utile che magari crei ulteriore interazione.

Parliamo anche di hashtag: i primi rumors quando c’era il tam-tam allarmato sul cambio di algoritmo dicevano che non sarebbero più stati indicizzati quelli inseriti nei commenti e diventava quindi indispensabile metterli nel corpo della descrizione. In realtà, c’è chi “per ragione di ordine” continua a metterli nel primo commento sotto al post e giura che non c’è stata alcuna differenza.

Sempre parlando di hashtag e tornando sullo shadowban, però, tenete presente che si può correre il rischio di utilizzare degli hashtag senza sapere che sono stati -temporaneamente o perennemente- bannati come spam. In quel caso, il loro uso farà purtroppo oscurare la foto a cui li abbiamo attribuiti. Perché questo ban sugli hashtag, a volte anche i più banali e innocenti? Perché queste “targhette” sono sempre più utilizzate e a volte succede che una venga usata in modo improprio, attribuita a contenuti ritenuti offensivi come nudità, immagini violente e spam… e zac, scatta il ban con cui Instagram ne limita l’uso (e continuare a usarli potrebbe arrivare a compromettere -come un’infezione- anche gli altri hashtag che gli mettiamo insieme).

Ultima cosa: dal momento che IG si prende la prima ora dopo la pubblicazione per decidere se il nostro post “spacca” e quindi vale la pena farlo vedere al mondo, nell’ora successiva alla pubblicazione è fondamentale non apportare nessuna modifica al post, che altrimenti sarà penalizzato. Ancor più per nessun motivo dobbiamo cancellarlo e ripubblicarlo. È quindi importantissimo controllare tutto bene prima di premere sul pulsante “Condividi”!

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